Raccomandazione. È una parola che per noi italiani è molto comune. È all'ordine del giorno. In tutti gli ambiti, pervade tutto il nostro quotidiano, ma è particolarmente forte e presente nell'ambito del lavoro.

La raccomandazione è consuetudine. È sistema. Tocca tutto e tutti.

Proviamo a vedere quali sono gli effetti delle raccomandazioni sul nostro Paese, sulla nostra società e sulla nostra economia.

Nella maggioranza dei casi c'è un prezzo da pagare. In primo luogo, la raccomandazione è la restituzione di un favore, oppure l'anticipazione della richiesta di una contropartita. Il secondo prezzo da pagare è che molto spesso, per raccomandazione, non è detto che si ottenga la migliore o il miglior candidato o un miglior servizio o merce, anzi, spesso avviene l'esatto contrario. Spesso chi si fa raccomandare non è in grado di competere nel suo ambito, è di livello inferiore alla media, come capacità e competenza o qualità per cui si deve fare raccomandare. Ne consegue che il livello generale dell'offerta, qualsiasi essa sia, lavoro, professionalità, servizio o merce, si abbassa sempre di più, tanto non serve essere bravi, si è raccomandati. Ciò, innesca una spirale sociale degradante e, questa spirale, negli anni, ha portato il nostro Paese ad abbassare il proprio livello di capacità e di competenza in tutti i settori.

Un altro prezzo da pagare è che non è detto che i più bravi e meritevoli riescano a collocarsi, da qui la fuga dei cervelli. Molte aziende si spartiscono commesse e appalti perché raccomandate e non per meriti, mentre quelle che avrebbero avuto titolo falliscono.

Riepilogando, meno persone preparate e capaci, meno aziende di spessore e un impoverimento del nostro Paese, della nostra società e della nostra economia. Più mediocrità. Il prezzo lo paghiamo noi tutti. Ne vale la pena?